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| "Cosa bevi, parassita?", disse il comandante El Topo in castigliano stretto. Il mozzo non rispose e sgattaiolò via in tutta fretta. "E tu, lupo di mare?", mi fece a me in genovese antico. "Una grappa", dissi io. "Per fortuna non ce l'ho. Così risparmio sulla bolletta", disse e scatarrò di lato. El Topo trincò a canna dalla sua grossa bottiglia di rhum. E si immaginò a Parigi in un negozio di cappelli femminili, per poter fare un dono degno alla sua figliola festeggiata. E così poi con gli occhi offuscati si recò alla finestra sul ponte. "Attracco alla vista", avrebbe voluto dire ai suoi uomini, ma non c'era niente ancora da annunciare. E così andò a sedersi con la sua faccia tenebrosa con un cenno di schifo fatto con le labbra carnose. E cominciò a cianciare per conto suo. Parlava in un dialetto marocchino. Il Cubano si avvicinò per tenergli compagnia, per fedeltà, ma non ci capiva niente di quel che diceva. Il Cambusiere si avvicinò pure lui e si studiava pure lui il suo grandioso comandante, soppesando anche lui che qualche grossa rogna stava per venire su alla ribalta. Ancora nel pomeriggio i marinai se ne stavano lì in silenzio, fumando le loro pipe bizzarre, tra i piatti del pranzo che ancora nessuno aveva levato, visto che il mozzo era filato e non era più tornato. Nella sua cabina Jenny, in mutande, si ungeva tutto il suo corpo di olio di palma, facendolo luccicare come una statua di ebano. Poi si coricò e sognò di sfinirsi di fatiche d'amore. . by g.d. angelillo .www.books.google.com |
sabato 5 febbraio 2011
PARANOIA POMERIDIANA
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