venerdì 4 febbraio 2011

JENNY E L'ITALIANO

Ero sudato. Grondavo dalla fronte come un corridore trafelato più per il miraggio della meta che per l'effettivo arrivo. Mi pulsavano le tempie e ero costretto a socchiudere gli occhi. Il buio della mensa era insopportabile dopo i potenti bagliori del giorno in alto mare. Ma andai a sedermi al mio posto e me ne rimasi zitto. 
"Non farti coglionare, non farti coglionare", mi diceva una voce dall'interno.
Finalmente arrivò Bud, il servitore di mensa dei sottoproletari, cioè l'infimo dell'infimo. Dopo di lui solo i topi di bordo, nemmeno i gatti del secondo. Un niente con il grembiule bianco. Dopo di lui solo la spazzatura da buttare agli squali. Soldi mi sa che non gliene davano nemmeno. Gli bastava la vita sua come salario. Così stavano le cose.
"Joseph!", disse Jenny, una brasiliana rivoluzionaria di origine tedesca in rotta verso la rivoluzione mondiale dell'America Latina, una seguace tarda del Che.
"Dimmi, cara", le dissi io abbastanza paraculo. 
Era una potenza della natura lei in quanto a bellezza, come ogni brasiliana che si rispetti oltre l'1,80 di altezza.
"Che grande cosa avere qui tra noi un italiano di concetto come te!", disse lei.
Io mi stavo irrigidendo di sospetto come al mio solito, ma lei sorrideva molto gentilmente per mettermi a fare l'orso di foresta in pieno oceano Atlantico.
"Dici?", dissi allora io, alquanto sornione.
"Gli italiani sono i più simpatici al mondo, anche prima dei brasiliani".
"Credi? Io fossi in te non sarei tanto sicuro di conoscere bene gli italiani", dissi io, abbastanza cinico. E ne stavo sparando una delle mie, ma mi trattenni in tempo.
Minchia, era troppo figa questa manza, pensai, e anche alquanto pericolosa.
"Vieni vicino a me voglio chiederti qualcosa", mi disse, con complicità.
"Che non sia la mia anima però", dissi e lei scoppiò a ridere.
"AH!AH!AH!"
Mi sputazzò in faccia per il gran ridere, ma mi fecero piacere quelle stille di miele di dea in terra, o meglio: su nave.
Mi sistemai meglio sulla mia seggiola di paglia e mi sentii dopo tanto tempo più a mio agio. Mi accarezzai il viso e eressi in dietro il mio busto, come un provetto gallaccio.
"Come va la traversata, Jenny?", le feci.
"La fatica la fa tutta il cargo", disse lei sorridendo. "Io mi limito a starci sopra".
"Beh, se è per quello l'importante è che non ci sbattino fuori allora", dissi io.
Lei scoppiò di nuovo a ridere.
"AH!AH!AH!"
Era troppo facile farla ridere, pensai, dovevo starci accorto più del dovuto. E chissà perchè pensai a Humfrei Bogart quando qualsiasi cazzata diceva faceva ridere Marilyn Monroe. Me la ricordavo troppo bene quella foto.
"Siamo tutti nelle mani del comandante se è per questo", disse lei e divenne tutt'a un tratto seria e pensierosa.
Io me ne rimasi sulle mie.
Il comandante poteva venire a chiamarla da un momento all'altro. 
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by g.d. angelillo
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