Mi misi a correre sul ponte tanto per tenermi un pò in allenamento e vedere se tanto il mio spirito s'era allentato oppure no, con quell'inspirazione che mi avrebbe potuto portare sull'onda dello stesso fiato del mare. Comunque sia sono un sognatore sfegatato, quindi quasi ridotto allo sballo, per tacere dell'altro. Non son capace di rivolgermi allo sbattimento se non faccio pratica allo stesso tempo dell'incubo a motore che ti becchi di sottofondo. Esami ne ho dati a iosa e a uffa, quindi mi son stufato abbastanzamente di trovarmi davanti i cosiddetti maestri, ma il l'atroce dubbio mi sorge sovrano: ma se scappo da qualcosa non è che questo fottuto qualcosa non m'è rimasto incastrato in gozzo? Ai posti l'ardua ripresa.
Comunque correvo, cioè scappavo. Ma dove se il perimetro me lo ordinava la struttura e la composizione stessa della nave dove ero imbarcato? Beh, forse neanche il diavolo ne sapeva qualcosa riguardo questo orribile tormento. Comunque correvo perchè intanto così mi diceva il buzzo mio. Giravo in tondo, e la testa mi girava alquanto. Era una mattina di follia come un'altra. Surreale da squagliarci. Senza spaccacrape nè pisicologhi di resto. Correvo e non ero io, o così mi pareva. Feci 10 giri di paratie gru comprese. Minchia, sentii la campana del pranzo e continuai a correre, ma questa volta verso la mensa.
Mi ricordai che una volta fui arruolato con gran entusiasmo da parte mia su una certa nave d'alto rango di nome "Milano".
Minchia, ragazzi, se non è matto pure il diavolo!
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by g.d. angelillo
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