venerdì 4 febbraio 2011

LEZIONE DI DETTATO

zzzEravamo tutti con la nostra brava soffitta nel cervello e balle annesse. Tutti giovani all'avventura e all'assalto del bello orizzonte e pure oltre, dietro l'Urano e anche il Crono. Tutte le cazzate ci schizzavano in visibilio, da idioti veraci inutile nasconderlo. Qualcuno di voi certo penserà che sono un patito di Diogene il Cane, o peggio di Céline il Lupo. Ma non si tratta di questo o di altra lana caprina, il fatto era che quando incontri un comandante con la faccia di topo e un revolver alla cinta, devi crescere in fretta o ti spaccano i denti e tu te ne accorgi la settimana dopo. Un diavolo già ti mette sull'avviso, ma una ciurma intera di diavoli ti scarica una pentola di olio bollente sulla lavagna della prima media e ti cancella all'istante tutti i tuoi buoni propositi riguardo gli altri, il mondo e la stessa vita.
Così me ne stavo lì in prima fila tutto attento alla lezione di dettato, e il tema era di certo non il sublime o il romanticismo, ma il tremendo e il troppo che ti può stroppiare in men che non si dica. Amen.
E anche se si trattava dell'idea, lì sottocoperta c'erano almeno 50 cannoni di lunga gittata che erano di scorta all'idea.
Comunque era domenica e si mangiava abbastanza bene, rispetto agli altri giorni. Piselli e riso cucinati alla francese, cioè con lo zucchero, e fette di squalo arrostite alla cubana, cioè con aglio e peperoncino.Uno sbaffo, non c'è che dire.
Il comandante aveva un poncho messicano addosso e questo significava che era a di buon umore. Un cablogramma gli aveva mandato a dire che la sua figliola di 10 anni aveva fatto la prima comunione quel giorno e che c'era tutta la famiglia a festeggiarla, laggiù a Algesiras.
Il poncho messicano era la bandiera del festeggiamento universale. E sotto la pistola non si vedeva, ma io non mi scordavo che c'era. Minchia se c'era. Ma comunque anche il cargo navigava tutto contento quel giorno, con il comandante così in ghingheri.
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by g.d. angelillo

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