Era sempre di febbraio e io dovevo fare l'esame di merito logicomatematico al dipartimento di esistenzialismo strutturale, e invece me ne stavo fuori a giocare a pallone. Vennero a chiamarmi e mi ricordai dell'impegno, ma mi veniva forte da pisciare e andai a gabinetto. Vennero a chiamarmi anche di là.
"Ehi, Joseph, minchia, ma ti fai desiderare forte dai prof. Ora mi sa che se sospettano che sei a cesso ti dicono di restarci: A CAGARE!"
Così mi apostrofò Rigoberto Minciù, mio amico di università.
Mi tirai su la cerniera dei pantaloni e andai a fare l'esame.
Mi chiesero la storia dell'astuzia della ragione di Hegel, e cosa disse Gesù riguardo la speranza. Parlai per un quarto d'ora di seguito e poi mi spedirono via. Usavo paroloni grossi e sempre mi fermavano per chiedere cosa significavano, avevano paura che non sapessi cosa significavano le parole che usavo. Io avrei bocciato loro come professori di logica matematica, ma sorvolai, accettai il loro 27 di merda e telai via. Tornai immediatamente a giocare a pallone sulla piazza davanti l'istituto. I tiri a volo mi venivano decisamente meglio dei ragionamenti logorroici degli scettici antichi.
Il professor Sambuca mi beccò lì che era buio pesto.
"Ma cosa fa qui lei? Festeggia in codesto insano modo il superamento dell'esame?", mi disse contrariato.
"Mia madre non ha ancora buttato gli spaghetti", gli dissi.
Lui naturalmente non capì la battuta e l'accosta presa per il culo, e sbuffando caracollò via.
Mia madre era a 1000 chilometri lontano e sarebbe stata dura per me andare a mangiare gli spaghetti da lei.
Mi venivano in mente queste strane cose guardando l'orizzonte da una finestra di cristallo sul ponte comando del cargo. Ero solo da 5 giorni senza ragazza e già m'ingozzavo di cioccolato americano come un moccioso qualsiasi.
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by g.d. angelillo.
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